Il conflitto è uno specchio: riflette la qualità della comunicazione, la solidità della fiducia e la capacità di reggere la presenza dell’altro.
La tendenza diffusa è quella di considerare il conflitto come qualcosa da evitare. Risolvere il prima possibile per tornare alla superficie liscia della quotidianità calma e pacata. Eppure, la psicologia delle relazioni ha mostrato che non è il confronto ad indebolire la coppia, bensì il modo in cui il conflitto viene gestito.
CONFLITTO COSTRUTTIVO E CONFLITTO DISTRUTTIVO: LA DISTINZIONE CHE CAMBIA TUTTO
Ogni conflitto è diverso dagli altri, almeno in apparenza: c’è quello che nasce da una divergenza reale di valori, aspettative e bisogni che, se affrontato con rispetto, può portare a una comprensione più profonda dell’altro e di sé stessi. E poi c’è quello che degenera, che perde di vista l’oggetto del contendere e diventa scontro tra identità, gara a chi ha più torto, accumulo di ferite che nessuno dei due riesce davvero a lasciarsi alle spalle.
Nel rapporto di coppia si creano dei pattern comportali che, quando diventano ricorrenti in un conflitto, predicono con alta affidabilità la degenerazione della relazione: la critica all’identità dell’altro (non al comportamento), il disprezzo, l’atteggiamento difensivo e il ritiro emotivo. Si tratta di schemi abituali, spesso automatici o inconsapevoli e, proprio per questo, dannosi.
RESTARE PRESENTI QUANDO È DIFFICILE FARLO
Uno degli aspetti più sfidanti della gestione del conflitto è che avviene precisamente nel momento in cui le risorse emotive sono più scarse. Quando siamo arrabbiati, spaventati o feriti, la capacità di ascolto si contrae, il pensiero si restringe e la risposta più immediata è o l’attacco o il ritiro.
Riconoscere questo meccanismo non significa eliminarlo, il sistema nervoso non può disattivarsi semplicemente con un atto di volontà, purtroppo. Significa dover imparare a inserire una pausa consapevole per affrontare il confronto quando si è in uno stato emotivo in cui è ancora possibile ascoltare davvero ed esprimersi con i giusti toni. Tornare alla conversazione con un atteggiamento diverso, magari meno reattivo, è una forma sofisticata di rispetto verso l’altro e verso la relazione.
DALLA CRITICA ALLA COMPRENSIONE RECIPROCA
Ogni conflitto, una volta attraversato, offre informazioni preziose, se si è disposti a raccoglierle. Da ciò che si dice e si fa, possiamo comprendere ciò che ci fa male, cosa ci aspettiamo dall’altro, quali bisogni non stiamo esprimendo nel modo giusto o come i nostri schemi emotivi più antichi si riattivino nel presente della relazione.
Fare critica dopo un litigio non significa colpevolizzarsi o colpevolizzare, ma chiedersi e chiedere con onestà cosa avreste potuto dire e fare diversamente. Comprendere, insieme, cosa c’era, sotto la rabbia, che non siete riusciti a comunicare.
Una coppia che impara a porsi queste domande, senza usarle come armi, trasforma il conflitto in un’occasione di conoscenza reciproca. Nel tempo, costruisce qualcosa di difficile da scalfire: una fiducia che non si fonda sull’assenza di attrito, ma sulla certezza condivisa di saper attraversare ogni difficoltà nel modo giusto.
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